Economia di Redazione , 05/11/2026 16:13

Guerra, caro energia e stretta del credito: a Padova conto da 5,4 miliardi in cinque anni

Confartigianato Imprese Padova
Confartigianato Imprese Padova

Cinque anni di guerre, crisi energetiche, tensioni commerciali e aumento dei tassi di interesse sono costati all'economia padovana 5,4 miliardi di euro. È la stima contenuta nel 21° Rapporto annuale dell'Ufficio Studi di Confartigianato, presentato qualche giorno fa a Roma, che misura l'impatto economico degli shock geopolitici nel quinquennio 2022-2026.

Padova figura tra le 17 province italiane maggiormente colpite in valore assoluto, con un'incidenza dell'1,8% sul costo complessivo nazionale, stimato in 296,3 miliardi di euro. A pesare sono soprattutto tre fattori: il rincaro dell'energia importata, i maggiori oneri finanziari per le imprese e le minori esportazioni verso i mercati interessati dalle crisi internazionali. Un insieme di pressioni che ha inciso sulla competitività del sistema produttivo e sulla capacità delle aziende di programmare investimenti e sviluppo.

“Cinque miliardi e mezzo di euro sono una cifra enorme per un territorio come il nostro – commenta Gianluca Dall'Aglio, Presidente di Confartigianato Imprese Padova –. Dietro questo numero ci sono imprese che hanno affrontato bollette più pesanti, finanziamenti più costosi e mercati diventati improvvisamente difficili da raggiungere. Le nostre aziende hanno dimostrato una straordinaria capacità di adattamento, continuando a produrre, investire e garantire occupazione. Ma questa capacità di resistenza deve poter diventare crescita”.

Il quadro nazionale conferma il peso delle diverse criticità. Dei 296,3 miliardi di euro di impatto stimato, 130,7 miliardi sono riconducibili ai maggiori costi dell'energia importata, 88 miliardi alle minori esportazioni e 77,5 miliardi ai maggiori oneri finanziari. Dopo il picco del 2022, le conseguenze economiche degli shock si sono progressivamente attenuate, ma per il 2026 Confartigianato stima una nuova risalita del costo nazionale a 50,8 miliardi di euro, rispetto ai 36,2 miliardi del 2025.

Particolarmente delicata rimane la situazione del credito. Secondo il Rapporto, ad agosto 2026 i prestiti alle micro e piccole imprese italiane con meno di 20 addetti risultano in diminuzione del 4,6% su base annua, mentre il credito al complesso delle imprese cresce del 4,2%. Un divario che rischia di limitare proprio gli investimenti necessari per affrontare la transizione tecnologica ed energetica. “Le piccole imprese hanno bisogno di condizioni che permettano loro di competere – prosegue Dall'Aglio –. Il costo dell'energia continua a rappresentare uno svantaggio competitivo importante, soprattutto per le attività manifatturiere e per quelle che utilizzano quotidianamente mezzi e attrezzature per lavorare. A questo si aggiunge la difficoltà di accesso al credito, che rischia di frenare gli investimenti proprio nel momento in cui le aziende sono chiamate a innovare”.

Per Confartigianato Padova, la priorità è creare le condizioni affinché le imprese possano tornare a programmare il futuro con maggiore fiducia. “La capacità di resistenza delle nostre imprese è una risorsa straordinaria, ma da sola non può bastare – conclude Dall'Aglio –. Abbiamo bisogno di politiche che riducano il peso dei costi energetici, favoriscano l'accesso ai finanziamenti e accompagnino gli investimenti in innovazione e sostenibilità. Sostenere le piccole imprese significa sostenere l'occupazione, la competitività e la tenuta economica e sociale del nostro territorio”.