Cronaca di Redazione , 16/10/2026 10:08

SCIOPERO | Rete degli Studenti Medi: "In Piazza per poterci immaginare un futuro"

16 ottobre, sciopero degli studenti
16 ottobre, sciopero degli studenti

Gli studenti veneti oggi, 16 ottobre, sono in sciopero per la tutela della scuola pubblica. Le manifestazioni lanciate in tutta la Regione hanno una richiesta comune: fondi, edilizia scolastica sicura, diritto allo studio garantito, trasporti efficienti e accessibili.

“Scendiamo in piazza perché siamo stanchi di sentirci dire che i fondi per la scuola non ci sono, che un’istruzione dignitosa è un privilegio e che noi giovani sono il futuro, mentre nei fatti non siamo una priorità. Le piazze saranno tante, ma il messaggio è uno solo: la scuola pubblica è il nostro presente e non può più aspettare - spiega Viola Carollo, coordinatrice regionale della Rete degli Studenti Medi del Veneto -. Il punto di partenza è il diritto allo studio: l’articolo 34 della Costituzione non si limita a dire che la scuola è aperta a tutti, ma impegna il Paese a rendere effettivo questo diritto, anche per chi non ha i mezzi. Oggi la distanza tra Costituzione e realtà si misura in costi immensi per le famiglie, tra libri di testo, materiali, trasporto pubblico, gite e ‘contributi volontari’. Quando frequentare la scuola dipende dal reddito della propria famiglia, il diritto allo studio diventa un privilegio. Siamo stanchi di dover continuare a chiedere ciò che dovrebbe esserci garantito di diritto.

Gli studenti denunciano di vivevere ogni giorno in scuole strutturalmente inadeguate e poco sicure: tetti che crollano, finestre rotte o che non si chiudono, impianti non a norma, spazi insufficienti, servizi igienici in condizioni indecenti, in alcuni casi nessuna possibilità di fare ricreazione all’aperto. “Studiare in spazi insalubri, poco sicuri o troppo caldi d’estate e troppo freddi in inverno non può essere la nostra normalità” spiegano.

"In Veneto la scuola non è uguale per tutti, dipende da dove vivi, da quanto paga la tua famiglia e da quanto è lontana la tua scuola. Chi studia in montagna e nelle aree interne della nostra regione dipende ogni giorno da corse, orari e abbonamenti: un trasporto pubblico poco frequente e costoso toglie tempo, soldi e la possibilità di partecipare alla vita scolastica ed extrascolastica. Senza servizi per i giovani, i giovani se ne vanno, e in una Regione che già fa i conti con spopolamento e invecchiamento non ci si può permettere di trattare i giovani come una voce di spesa secondaria; scuole sicure, trasporti accessibili e opportunità reali sono le condizioni per decidere di restare, e per poterci immaginare un futuro qui. Su esempio degli studenti francesi e spagnoli, scendiamo in piazza per dire che non accetteremo più di essere messi da parte”, conclude Viola Carollo.