VIDEO | Omicidio Bergamin, la difesa: "Fu un incidente"
“Lo ha picchiato, ma non voleva ucciderlo”. Ha puntato su questa linea difensiva Anna Maria Beltrame, l’avvocato difensore di Alessio Battaglia, imputato per il delitto del pensionato Franco Bergamin con il quale conviveva a Limena, nel processo davanti ai giudici della Corte d’Assise per l’omicidio dell’ottantenne.
Chiuso in sacchi neri, nascosto nell’armadio, sigillato con lo schoch in una stanza riempita di deodoranti e candele per nascondere l’odore del corpo in decomposizione. Così è stato ritrovato Franco Bergamin dai vigili del fuoco la sera del 22 febbraio dell’anno scorso. L’imputato, da tempo ospite nella casa della vittima, sosteneva che la morte fosse stato il tragico epilogo, non voluto, di una lite per motivi domestici. Ricostruzione che però non ha mai convinto gli inquirenti. Ad uccidere l’anziano, secondo gli accertamenti del medico legale, fu una presa violenta al collo, con la frattura netta delle vertebre cervicali.
Ieri in tribunale un’arringa durata oltre tre ore, per provare a contrastare la richiesta di ergastolo pronunciata dal pubblico ministero Marco Brusegan nella penultima udienza e le accuse di omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla minorata difesa, che oltre che occultamento di cadavere, uso indebito di bancomat della vittima e di calunnia nei confronti della ex compagna.
“La frattura del collo è avvenuta quando la vittima era già deceduta – ha detto l’avvocato Beltrame durante il dibattito – è vero che lo ha picchiato, ma non voleva ucciderlo. E’ stato nel momento in cui Battaglia ha infilato il corpo nell'armadio che gli ha lesionato le vertebre” ha concluso puntando sull’omicidio preterintenzionale. Se la Procura ha individuato il movente del delitto in uno screzio economico dovuto alla gestione dei pochi risparmi della pensione della vittima e alle spese delle bollette, per la difesa Alessio Battaglia ha picchiato l’amico dopo aver subito un approccio sessuale. A questo si aggiunge la gelosia che Bergamin aveva nei confronti della ragazza dell’imputato.

