Attualità di Redazione , 05/11/2026 12:30

Il gioco modifica l'attenzione e l'azione nei bambini: lo studio dell'Università di Padova

Bambini e videogiochi
Bambini e videogiochi

Giocare può rendere i bambini più pronti a cogliere ciò che accade intorno a loro, ma può anche renderli temporaneamente meno efficienti quando il compito richiede un elevato controllo cognitivo. È il quadro che emerge da due studi del Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova, pubblicati su “Computers in Human Behavior Reports” e, per il lavoro più recente, su “Behavioural Brain Research”.

I due studi suggeriscono che gli effetti del gioco non consistono in un generico miglioramento delle capacità cognitive. Il gioco sembra piuttosto modificare temporaneamente il modo in cui le risorse cognitive vengono impiegate, favorendo alcune modalità di elaborazione a scapito di altre.

I ricercatori hanno osservato gli effetti del gioco su bambini in età prescolare dopo sessioni con videogiochi, come Mario Kart, o giochi con gli oggetti, come Tangram. Il risultato è che il gioco non produce un miglioramento generale delle capacità cognitive ma "sposta" l'equilibrio: favorisce i meccanismi che permettono di reagire in fretta agli stimoli e di esplorare l'ambiente, a scapito di quelli che richiedono un controllo mentale più prolungato.

"Il gioco sociale, con inseguimenti e lotta giocosa che richiedono continui aggiustamenti alle azioni altrui, potrebbe favorire la capacità di affrontare l'imprevisto - osserva Telmo Pievani, filosofo della biologia dell'Università degli Studi di Milano, già a Padova -. Un'analogia utile è quella tra prendere la mira e raccogliere risorse: la prima attività richiede precisione e controllo cognitivo, la seconda anche esplorazione e rapidità nel coordinare occhi e mani. I nostri risultati suggeriscono che il gioco possa favorire temporaneamente alcune di queste esigenze, a scapito di altre".

Secondo i ricercatori, la ricaduta potrebbe essere sia educativa sia clinica: capire quale tipo di gioco stimola quale funzione mentale aiuterebbe a costruire attività e interventi mirati, un campo in cui esistono già applicazioni per disturbi come la dislessia e l'Adhd.