Attualità di Redazione , 02/11/2026 12:24

In Veneto si vive più a lungo della media: 84,4 anni. Ma cresce la rinuncia alle cure

Anziani
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L’Italia, si sa, è uno dei Paesi dove, mediamente, si vive più a lungo. Significativo anche il dato per la provincia di Padova dove si vive mediamente più a lungo che nel resto d’Italia. La speranza di vita alla nascita raggiunge infatti gli 84,4 anni, un anno in più rispetto alla media nazionale di 83,4 anni e leggermente superiore a quella del Veneto, pari a 84,2 anni. E’ quanto emerge dai dati territoriali ISTAT del Benessere equo e sostenibile (BesT), che tornano di attualità alla luce del nuovo Rapporto BES 2026, diffuso la settimana scorsa. Nel confronto tra le sette province venete, Padova si piazza a metà occupando il quarto posto. In testa c’è Treviso con 84,9 anni, seguita da Verona e Vicenza, entrambe a 84,6. Dietro Padova troviamo Venezia con 84 anni, Belluno con 83,3 e Rovigo con 83,2. Tra Treviso e Rovigo esiste dunque una differenza di 1,7 anni nella speranza di vita, a dimostrazione di come anche all’interno di una stessa regione possano emergere differenze significative. Ma il dato più interessante non riguarda soltanto la longevità. Il rapporto territoriale ISTAT evidenzia infatti come Padova presenti, tra le province venete, il maggior numero di indicatori di benessere superiori alla media nazionale: 38 su 60, a fronte di appena 8 indicatori sfavorevoli. Dunque, tutto bene? Anche no. Accanto ai risultati sicuramente positivi emerge un secondo fenomeno che merita attenzione: la rinuncia alle prestazioni sanitarie. Nel 2024, secondo i dati ISTAT ripresi dalla Fondazione Gimbe, il 7,9% dei residenti veneti, pari a oltre 383mila persone, ha dichiarato di aver rinunciato ad almeno una prestazione sanitaria. Nel 2023 la percentuale era del 7,4% e nel 2022 del 6,4%. Questo comporta che l’incidenza della rinuncia alle cure è aumentata di 1,5 punti percentuali. Il Veneto resta al di sotto della media nazionale, ma il fenomeno non può essere sottovalutato soprattutto se messo in rilazione con quanto emerge dal nuovo rapporto ISTAT relativo al 2025 che registra, a livello italiano, una lieve riduzione della rinuncia alle prestazioni sanitarie, dal 9,9% al 9,6%. Rimangono tuttavia oltre 5,6 milioni le persone che hanno rinunciato ad almeno una visita o a un accertamento diagnostico, prevalentemente per le liste d’attesa e per ragioni economiche. “Questi numeri – osserva Patrizio Bertin, presidente di Confcommercio Padova – ci restituiscono due facce della stessa realtà. Da una parte viviamo in un territorio nel quale la qualità della vita è elevata e la longevità rappresenta un patrimonio importante. Dall’altra dobbiamo chiederci se vivere più a lungo significhi anche poter vivere meglio e accedere alle cure quando se ne ha bisogno”. Sorprende, oggettivamente, che a fronte di un dato nazionale in discesa, il Veneto, la cui sanità si conferma sempre al top sia, nel caso delle rinunce a curarsi, in controtendenza. “Sono tutte questioni – continua Bertin – che per un’associazione che rappresenta migliaia di imprese, non vanno disgiunte dall’economia. Una popolazione che invecchia cambia profondamente i consumi, i bisogni delle famiglie, la domanda di servizi e l’organizzazione delle nostre città. La salute, l’assistenza, i servizi di prossimità e la capacità delle persone di mantenere una vita autonoma sono elementi sempre più importanti anche per lo sviluppo economico del territorio”. “La vera sfida – conclude il presidente di Confcommercio Padova – non è soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere qualità agli anni che viviamo. E questo significa costruire comunità nelle quali nessuno debba scegliere di rinunciare a una visita medica perché costa troppo o perché i tempi di attesa sono incompatibili con le proprie necessità.