VIDEO | Dopo l'allarme bombe ora l'allarme stupri nelle scuole
Oggetto del messaggio: La morte è vicina
«Vi informiamo con la massima urgenza che in questo momento nell'edificio è stato collocato un ordigno esplosivo contenente nitrato d'ammonio (ANFO). Oggi, con il permesso di Allah, condurremo una serie di attacchi terroristici pianificati sul territorio nazionale. Ciò che proverete oggi è solo l'inizio. Un giorno, il vostro governo cederà il potere e verrà instaurata la sharia».
Il blocco centrale del messaggio redatto in lingua italiana, alcune invocazioni e le frasi conclusive scritte in caratteri arabi: il messaggio di posta elettronica che ha portato ieri mattina in tutto il paese all’evacuazione di migliaia di studenti.
Minacce che hanno fatto scattare l'allarme bomba in diversi istituti scolastici del Veneto, 3 a Padova, altri a Verona e Vicenza, una cinquantina in tutta Italia, con episodi analoghi già registrati anche in altri paesi europei.
I nuclei anti-sabotaggio della Polizia di Stato, dei Carabinieri e i Vigili del Fuoco hanno eseguito accurate bonifiche ed ispezioni all'interno di tutti i complessi scolastici interessati. Tutti i controlli hanno dato esito negativo, confermando che si è trattato di un massiccio attacco coordinato di falsi allarmi.
“Se verranno confermati l'origine e il mittente di queste minacce, ci troveremo ancora una volta ad affrontare un'aggressione al nostro sistema democratico, un fenomeno che riguarda non soltanto l'Italia, ma l'intera Europa, dice Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega.
Di fronte a minacce così gravi, che prendono di mira persino le nostre scuole, è necessario intervenire con urgenza e con misure straordinarie per garantire la sicurezza dei cittadini e delle nostre istituzioni”.
Paura e panico che si sono spostati nelle ore successive sulle chat degli studenti con fantomatici allarmi e inviti a non andare a scuola oggi per gravi minacce di stupri di massa, aggressioni e saccheggi.
Fake news destinate a creare una psicosi collettiva e allarmismo sociale, come hanno confermato le forze dell'ordine e gli inquirenti.
“Non chiamiamole scherzi o bravate. Quelle che circolano sulle chat di migliaia di studenti veneti sono minacce alla libertà e alla sicurezza delle donne. Respingiamole con rabbia, senza distinguo o esitazioni” lo sfogo del presidente della regione Veneto, Alberto Stefani. “Auspico che venga fatta piena luce sull'origine e sulla diffusione di questi messaggi, con tutte le conseguenze previste dalla legge. Ma non solo. Serve una risposta educativa forte, a partire dalle scuole, coinvolgendo studenti, famiglie, insegnanti e istituzioni”.

