Attualità di Redazione , 19/10/2026 14:13

UNIPD | Padova 'caso emblematico' del cambiamento climatico, 50% è cementificato

Unipd, notti tropicali a Padova
Unipd, notti tropicali a Padova

Padova è un caso emblematico del cambiamento climatico, con ondate di calore estive sempre più frequenti e intense, amplificato dall'impermeabilizzazione dei suoli, dalla scarsità di vegetazione e dalla morfologia urbana, dando origine all'"isola di calore urbana": oltre il 50% del territorio comunale è cementificato, collocando la città al quinto posto in Italia tra i comuni sopra i 100.000 abitanti per consumo di suolo.
Uno studio dell'Università di Padova pubblicato sulla rivista Urban Climate ha analizzato questo fenomeno, integrando la serie termometrica padovana (attiva dal 1725) con il modello microclimatico UrbClim, ricostruendo la temperatura dell'aria a 2 metri dal suolo con una risoluzione di 100 metri. I dati, incrociati con indicatori demografici e socioeconomici, hanno permesso di costruire l'Indice di Rischio Climatico Urbano(Uhri), che correla pericolosità termica, esposizione e vulnerabilità sociale.

Dall'analisi del periodo 2008-2017 emerge che la vera criticità risiede nell'isola di calore notturna. Se di giorno le giornate calde (temperature massime pari o superiori a 30 gradi) interessano per circa 50 giorni all'anno gran parte del comune, di notte le minime medie estive superano i 22-23 gradi nel centro storico e nella Zona Industriale, contro i 19-20 delle aree rurali. Oltre metà del territorio vive più di 60 "notti tropicali" all'anno, con picchi superiori a 80, ostacolando la termoregolazione notturna e aumentando i rischi per la salute.
L'uso del suolo incide direttamente sui valori termici: le aree cementificate toccano 52 giornate calde e 82 notti tropicali annue, mentre nei contesti vegetati o fluviali le notti tropicali scendono a 34-46. Le rilevazioni delle estati 2022 e 2024 confermano il divario, evidenziando il ruolo protettivo di parchi e canali.

Come spiega Salvatore Pappalardo, del dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell'Università, "l'Uhri valuta non solo dove fa più caldo, ma anche dove si concentrano i gruppi vulnerabili. Aree come la Fiera e la Zona industriale presentano un'elevata pericolosità termica, mentre quartieri come l'Arcella e San Bellino sono critici per la sovrapposizione tra caldo, alta densità abitativa e vulnerabilità sociale. Il centro storico soffre invece soprattutto per il mancato raffrescamento notturno".

Per affrontare l'emergenza vengono indicate strategie duali: da un lato interventi di depavimentazione, riforestazione e continuità delle infrastrutture verdi-blu; dall'altro presidi sanitari, monitoraggio dei fragili e "rifugi climatici" (scuole, biblioteche e parchi raffrescati). 

Massimo De Marchi, coordinatore del gruppo di ricerca, evidenzia la necessità di evitare la "gentrificazione climatica" garantendo che la riqualificazione non provochi l'aumento dei costi immobiliari né l'espulsione dei residenti più fragili.